Luglio - Agosto 2010: convertito in legge il decreto contenente la manovra d'estate 2010
Legge 30 luglio 2010 n. 122: conversione del Decreto n. 78/2010 e conclusione dell'iter di approvazione della manovra d'estate 2010

Dopo due mesi di intensi lavori parlamentari, la Camera dei deputati ha definitivamente approvato la legge di conversione del Decreto n. 78/2010. Il voto finale è arrivato nella giornata di giovedì 29 luglio 2010. Il testo è stato poi immediatamente trasmesso al Quirinale per la firma del Presidente della Repubblica, apposta il giorno successivo, per poi essere pubblicato nel supplemento n. 174/L alla Gazzetta Ufficiale del 30 luglio 2010 n. 176.
Anche la versione definitiva della manovra d'estate 2010 presenta un testo articolato e complesso, suddiviso in 56 articoli a loro volta composti da numerosi commi: per evidenti motivi di spazio non è quindi possibile analizzare compiutamente tutta la normativa. Il nostro scopo consiste quindi nel segnalare alcuni fra gli aspetti ritenuti di maggiore importanza, in modo da fornire quantomeno una visione generale del provvedimento.
Immutati rimangono gli obiettivi di fondo del decreto n. 78/2010, anche alla luce della promulgazione della Legge di conversione in esame: riduzione della spesa pubblica e "messa in sicurezza" dei conti dello Stato, contrasto all'evasione fiscale e contributiva, complessiva crescita economica del Paese con particolare riguardo al Mezzogiorno. Indicativi in tal senso sono le partizioni interne già presenti nel Decreto n. 78/2010, suddivise nel Titolo I, rubricato "Stabilizzazione finanziaria", nel Titolo II, portante invece "Contrasto all'evasione fiscale e contributiva" e, infine, nel Titolo III, con interventi indirizzati a “Sviluppo e Infrastrutture”.
Il Titolo I (artt. 1 - 17) si apre quindi con le disposizioni dirette alla "riduzione del perimetro e dei costi della pubblica amministrazione", contenute nel Capo I, prevedendo il definanziamento delle leggi di spesa totalmente non utilizzate negli ultimi tre anni (art. 1), la riduzione e la flessibilità negli stanziamenti di bilancio (art. 2), la riduzione delle spese della Presidenza del Consiglio dei Ministri e Banca d'Italia (art. 3), le cosiddette "Economie" negli Organi costituzionali, di governo e negli apparati politici (art. 5), la riduzione dei costi degli apparati amministrativi (art. 6: partecipazione gratuita a comitati e a collegi nella P.A.; partecipazione onorifica, con eventuale gettone di presenza, se già previsto, non superiore a € 30,00, ad organi di amministrazione delle società pubbliche o private finanziate a qualsiasi titolo da fondi pubblici; ecc.).
Interessante è poi anche l'art. 4, il quale prevede l'istituzione di un servizio nazionale per pagamenti su carte elettroniche istituzionali, compresa la tessera sanitaria.
Ulteriori risparmi dovrebbero derivare dalla attuazione degli articoli 7 (soppressione ed incorporazione degli organismi pubblici), 9 (contenimento delle spese nel pubblico impiego) ed 11 (controllo della spesa sanitaria).
Merita particolare attenzione proprio il “pacchetto” di risparmi riguardante il pubblico impiego, dal quale si spera di ricavare alcuni miliardi di Euro di risparmi per le casse statali, anche se la stessa relazione tecnica chiarisce che non è ancora possibile qualificare con esattezza la cifra precisa.
Vengono in rilievo, in particolare, i commi 1 e 4 dell’art. 9 della manovra.
Il comma 1° mantiene il blocco degli stipendi individuali dei singoli dipendenti, anche di qualifica dirigenziale, per gli anni 2011, 2012 e 2013, ivi compreso il trattamento accessorio.
La legge di conversione del Decreto n. 78/2010 ha però modificato il limite cui deve essere sottoposto il trattamento economico dei dipendenti pubblici: se nella prima versione del provvedimento si imponeva di non superare “il trattamento in godimento nell’anno 2010”, la Legge 122/2010 fissa il nuovo parametro al “trattamento ordinariamente spettante per l’anno 2010, al netto degli effetti derivanti da eventi straordinari della dinamica retributiva, ivi incluse le variazioni dipendenti da eventuali arretrati, conseguimento di funzioni diverse in corso d’anno (. . .)”.Una disposizione, quest’ultima, certamente meno chiara della versione precedente, probabilmente nata durante i convulsi lavori parlamentari di conversione della manovra allo scopo di mitigare gli effetti più rigorosi del Decreto n. 78/2010, e certamente bisognosa di interventi interpretativi diretti a specificarne la portata applicativa. Non è infatti chiaro che cosa si debba ritenere esattamente per “trattamento ordinariamente spettante”, anche perché nessuna disposizione dà una definizione di tale concetto, così come non è possibile individuare ictu oculi tutti gli “eventi straordinari della dinamica retributiva”, altra espressione dubbia che sicuramente ricomprende i casi elencati dalla norma (maternità, malattia, effettiva presenza in servizio) ma che appare suscettibile di abbracciare anche altre fattispecie.
Il comma 4 dell’art. 19 stabilisce poi che i rinnovi contrattuali del personale dipendente delle pubbliche amministrazioni per il biennio 2008-2009 non possono, “in ogni caso”, determinare aumenti retributivi superiori al 3,2 %. La norma è retroattiva, poiché si applica anche a contratti conclusi nel predetto biennio, quindi prima della promulgazione del Decreto n. 78/2010. Ciò comporta l’inefficacia successiva ex lege di qualsiasi disposizione che abbia disposto un trattamento economico superiore al 3,2 % per il personale dipendente della P.A., con detrazione a partire dalla mensilità di giugno 2010.
Di rilevante importanza è anche il successivo articolo 12, Legge n. 122 cit., rubricato "Interventi in materia previdenziale", che incide in modo assolutamente rilevante sul trattamento pensionistico di milioni di italiani. Tale intervento è chiaramente ispirato dall’obiettivo di prolungare la permanenza al lavoro dei cittadini.
Tre sono le direttive principali dell’azione del legislatore contenute nel citato art. 12: a) abrogazione del sistema delle decorrenze della pensione (cosiddette “finestre”) fisse con contestuale adozione di un sistema di scorrimento con due sole regole generali; b) innalzamento, a partire dal 1° gennaio 2012, a 65 anni dell’età necessaria alle donne dipendenti della pubblica amministrazione per accedere al trattamento di vecchiaia; c) adozione, a partire dal 2015, di un meccanismo che aggancerà l’età per la pensione all’aumento delle speranze di vita.
Merita un breve approfondimento il nuovo metodo delle “finestre a scorrimento” di cui alla lettera a). I commi 1 e 2 dell’art. 12 prevedono, come detto, uno "slittamento" in avanti del termine di erogazione della pensione. E così, a partire dal 2011, per i lavoratori dipendenti che maturano il diritto all'accesso al pensionamento di vecchiaia il trattamento è liquidato dopo 12 mesi dalla data di maturazione dei requisiti. Gli autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti) e gli iscritti alla cosiddetta gestione separata conseguono invece il trattamento dopo 18 mesi dalla data di maturazione dei requisiti.
Molto corposo è anche il Titolo II (artt. 18 - 39), dedicato, come detto, al "Contrasto all'evasione fiscale e contributiva". Per raggiungere tale obiettivo, il Legislatore ha messo in campo una serie ampia ed articolata di interventi.
L’articolo 18, recante “Partecipazione dei comuni all’attività di accertamento tributario e contributivo”, “riesuma” organismi amministrativi nati più di 30 anni fa ma ben presto abbandonati: i Consigli tributari. Il comma 2 dell’art. 18 impone a tutti i Comuni, quelli con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti previa riunione in consorzio, di istituire il Consiglio tributario. Tale organismo sarà chiamato a collaborare con l’Agenzia delle Entrate, con la Guardia di Finanza e l’INPS al contrasto all’evasione fiscale contributiva. I Comuni che parteciperanno attivamente alla lotta all’evasione vedranno salire dal 30 al 33 % il premio a loro spettante delle maggiori somme riscosse anche grazie al loro intervento.
Il successivo articolo 19, rubricato “Aggiornamento del catasto”, si occupa dell’evasione fiscale legata al mancato aggiornamento del catasto, mettendo in campo alcune importanti innovazioni normative: l’istituzione della Anagrafe immobiliare integrata, necessaria per l’attuazione del futuro federalismo catastale; l’attestazione integrata ipotecario-catastale; la previsione del meccanismo della regolarizzazione catastale (commi 8 - 13), mediante il quale si consente ai titolari di diritti reali sugli immobili integralmente non dichiarati al catasto ovvero sugli immobili con una variazione di consistenza o di destinazione parimenti non dichiarata al catasto, di presentare, entro il 31 dicembre 2010, la relativa dichiarazione di aggiornamento catastale. A partire dal 1° gennaio 2011, infatti, interverrà d’ufficio l’Agenzia del Territorio attribuendo una rendita presunta da iscrivere transitoriamente, ed il soggetto inadempiente pagherà le sanzioni e gli oneri, così come saranno definiti da un provvedimento che il direttore dell’Agenzia del Territorio dovrà emanare entro il 31 dicembre 2010; si devono poi menzionare i nuovi “requisiti catastali” dei rogiti notarili, già oggetto di approfondimento nel “Tema del Mese di Giugno” pubblicato sul nostro sito, previsti dal comma 14 della disposizione in commento, la quale ha aggiunto il comma 1 – bis all’art. 29 della legge 27 febbraio 1985 n. 52, stabilendo tale norma che gli atti pubblici e le scritture private autenticate tra vivi aventi ad oggetto il trasferimento, la costituzione o lo scioglimento di comunione di diritti reali su fabbricati già esistenti, ad esclusione dei diritti reali di garanzia, devono contenere, a pena di nullità, oltre quelli già richiesti dalla legge, anche i seguenti requisiti: a) identificazione catastale; b) il riferimento alla planimetrie depositate in catasto; c) la dichiarazione, resa in atti dagli intestatari, della conformità allo stato di fatto dei dati catastali e delle planimetrie. Questa dichiarazione, così come stabilito dalla Legge di conversione n. 122/2010, deve essere data “sulla base delle disposizioni vigenti in materia catastale” e può essere sostituito da un’attestazione di conformità rilasciata da un tecnico abilitato alla presentazione degli atti di aggiornamento catastale; d) individuazione, da parte del notaio e prima della stipula dell’atto, degli intestatari catastali e verifica della loro conformità con le risultanze dei registri immobiliari.
Rientra invece nella lotta al riciclaggio il successivo art. 20, anche questo già segnalato nell’ultimo “Tema del Mese” pubblicato sul nostro sito: questa norma riporta le limitazioni all’uso del contante e dei titoli al portatore all’importo di € 5.000,00. Ciò significa che, già da adesso, è vietato dalla legge trasferire denaro in contanti, avere libretti al portatore ovvero emettere assegni trasferibili di importo pari o superiore ad € 5.000,00. Pesanti le sanzioni (dall’1 al 40 % dell’importo trasferito con limite minimo non inferiore ad € 3.000.00). Il trasferimento è vietato anche quando è effettuato con più pagamenti inferiori alla soglia che appaiono artificiosamente frazionati.
Di notevole impatto nelle future abitudini dei cittadini anche il disposto del successivo art. 29, commi 1 e 2, rubricato “Concentrazione della riscossione nell’accertamento”, già presente nella prima stesura della “manovra estiva” ed uscito pressoché “indenne” dai lavori parlamentari di conversione. Come già intuibile dalla rubrica della norma, essa ha come scopo quello di accellerare al massimo il procedimento per la riscossione delle imposte dovute e non versate. Stabilisce la predetta disposizione che a partire dagli atti notificati dal 1° luglio 2011 l’avviso di accertamento riguardante le imposte sui redditi e l’IVA ed il connesso provvedimento di irrogazione delle sanzioni devono contenere anche l’intimazione ad adempiere, entro il termine di presentazione del ricorso avverso tali atti, e cioè 60 giorni, l’obbligo di pagamento degli importi negli stessi indicati. L’avviso di accertamento ed il connesso provvedimento di irrogazione delle sanzioni acquistano inoltre immediatamente, già all’atto della notifica, l’efficacia di atti esecutivi e devono altresì recare espressamente l’avvertimento che, decorsi 30 giorni dal termine ultimo per il pagamento, vale a dire i 60 giorni per la proposizione del ricorso, la riscossione delle somme richieste, in deroga alle disposizioni in materia di iscrizione a ruolo, è immediatamente affidata agli agenti della riscossione anche ai fini della esecuzione forzata.
Ciò significa che a distanza di soli 90 giorni dalla notifica dell’avviso di accertamento, il contribuente, in caso di mancata proposizione del ricorso o di rigetto della istanza di sospensione, ben potrebbe vedersi iscrivere ipoteca sui propri immobili ovvero perfezionato un fermo amministrativo sul proprio veicolo o, ancora, vedersi notificare un precetto e poi un pignoramento sui propri beni.
Veniamo, infine, ad illustrare molto brevemente i principali interventi contenuti nel Titolo III del Decreto Legge cit., recante “Sviluppo e Infrastrutture”(artt. 40 - 56).
Nel “Tema del Mese” di giugno 2010 si è già parlato degli articoli 40 (“Fiscalità di vantaggio per il Mezzogiorno”), 41 (“Regime fiscale di attrazione europea”) e 43 (“Zone a burocrazia zero”). Una breve menzione merita poi l’art. 40 – bis, introdotto dalla Legge di conversione n. 122/2010, contenente una delle disposizioni più discusse della manovra, vale a dire la proroga fino al 312 dicembre 2010 per il pagamento delle sanzioni derivanti dal mancato rispetto delle cosiddette quote latte.
L’art. 42, rubricato“Reti d’imprese”, modifica ed articola la disciplina di questo nuovo strumento di collaborazione economica. Con il nuovo contratto di rete “più imprenditori perseguono lo scopo di accrescere, individualmente o collettivamente, la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato e a tal fine si obbligano, sulla base di un programma comune di rete, a collaborare in forme e in ambiti predeterminati attinenti all’esercizio delle proprie imprese ovvero a scambiarsi informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica ovvero ancora a esercitare in comune una o più attività rientranti nell’oggetto della propria impresa”. Il contratto può anche prevedere l’istituzione di un fondo patrimoniale comune nell’ambito della rete d’impresa e la nomina di un organo comune incaricato di gestire, in nome e per conto degli altri imprenditori partecipanti alla rete, l’esecuzione del contratto o di singoli momenti dello stesso.
Viene infine in rilievo un altro provvedimento molto discusso, vale a dire la cosiddetta “SCIA”, che sta per “Segnalazione Certificata di Inizio Attività”. L’introduzione nell’ordinamento di questo istituto viene realizzata mediante l’integrale sostituzione dell’art. 19 della legge 7 agosto 1990 n. 241 (nota anche come “Legge sul procedimento amministrativo”) con una nuova disposizione parzialmente riprodotta qui di seguito: “Ogni atto di autorizzazione, licenza, concessione non costitutiva, permesso o nulla osta comunque denominato, comprese le domande per le iscrizioni in albi o ruolo richieste per l’esercizio di attività imprenditoriale, commerciale o artigianale il cui rilascio dipenda esclusivamente dall’accertamento di requisiti o presupposti richiesti dalla legge o da atti amministrativi a contenuto generale, (. . .), è sostituito da una segnalazione dell’interessato, con la sola esclusione dei casi in cui sussistano vincolo ambientali, paesaggistici o culturali e degli atti rilasciati dalle amministrazioni preposte alla difesa nazionale, alla pubblica sicurezza, all’immigrazione, all’asilo, alla cittadinanza, all’amministrazione della giustizia, all’amministrazione delle finanze, ivi compresi gli atti concernenti le reti di acquisizione del gettito, anche derivante dal gioco, nonché di quelli imposti dalla normativa comunitaria”.
Scopo della SCIA è quello di introdurre una vera e propria “rivoluzione copernicana” nelle pratiche burocratiche previste dalla legge per dare inizio ad una nuova attività economica: se con la vecchia procedura della DIA (Dichiarazione di Inizio Attività), comunque ancora in vigore per le attività espressamente escluse dalla disposizione riportata, dalla data di presentazione della DIA si devono attendere come minimo 30 giorni prima che in capo all’istante sorga il diritto a cominciare l’attività economica, spazio temporale necessario alla verifica della documentazione prodotta, con la SCIA tale diritto sorge già al momento di presentazione della Segnalazione, corredata dalle autocertificazioni, attestazioni e altra documentazione richiesta dalla legge, senza dover attendere la risposta della Pubblica Amministrazione.
I Pubblici Uffici hanno dalla data della Segnalazione 60 giorni di tempo per accertare l’eventuale carenza dei requisiti e presupposti richiesti per l’inizio dell’attività, con conseguente adozione dei necessari provvedimenti. Ove l’Amministrazione, entro il suddetto termine, accerti la carenza di requisiti e presupposti per l’inizio dell’attività, emette i conseguenti provvedimenti di divieto di prosecuzione dell’attività e di rimozione degli eventuali effetti dannosi, ferma restando la possibilità dell’istante di presentare domanda di “sanatoria” dell’attività economica già iniziata, in base alla legge e ai rilievi mossi dall’Ufficio interessato. Decorso il termine dei 60 giorni, l’intervento dei pubblici poteri è fortemente limitato, essendo possibile solo alla sola presenza del pericolo di un danno per il patrimonio artistico e culturale, per l’ambiente, per la salute, per la sicurezza pubblica o la difesa nazionale, fatta sempre salva la conformazione dell’attività alla normativa vigente.




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