Giugno 2010: la manovra d'estate con requisiti catastali del rogito, nuovi limiti al contante, comunicazioni IVA
È stato pubblicato in 31 maggio 2010 in Gazzetta Ufficiale il Decreto - Legge n. 78/2010

Il Decreto - Legge 31 maggio 2010 n. 78, contenente la cosiddetta "manovra d'estate", è stato pubblicato sul supplemento ordinario n. 114 della Gazzetta Ufficiale n. 125 del 31 maggio 2010. Si tratta senza alcun dubbio di uno dei provvedimenti normativi più discussi degli ultimi anni e, scorrendo i 56 articoli di cui è composto, se ne comprende il motivo: numerose indiscrezioni di stampa avevano parlato, nei giorni precedenti la sua promulgazione, di una manovra fatta di tagli e di sacrifici, resi necessari dalla durissima congiuntura economica mondiale e dalla crisi finanziaria della Grecia.
Ebbene, si ritiene di poter dire, una volta letto il complesso provvedimento normativo, che le anticipazioni non sono state smentite.
Il Decreto n. 78/2010 recante "Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica" si compone di tre Titoli, rispettivamente intitolati alla "Stabilizzazione finanziaria", al "Contrasto all'evasione fiscale e contributiva" e allo "Sviluppo ed infrastrutture".
Il primo titolo del provvedimento è in effetti incentrato su una serie di tagli e di risparmi molto severi, imposti alla pubblica Amministrazione con un provvedimento quale il Decreto - Legge che è, come noto, immediatamente esecutivo (art. 77 della Costituzione).
Esaminiamo brevemente alcune delle misure più significative del primo titolo per poi concentrarci sulla seconda parte del Decreto in commento, sicuramente quella contenente diverse disposizioni destinate ad incidere profondamente in numerose occasioni della vita quotidiana.
Ecco allora le riduzioni di spesa per la Presidenza del Consiglio dei Ministri e per la Banca d'Italia (art. 3 del Decreto n. 78/2010), riduzioni di spesa, "autonomamente deliberate", anche da parte di organi costituzionali quali la Presidenza della Repubblica, le due Camere e la Corte Costituzionale (art. 5, comma 1°); risparmi e riduzioni di indennità anche per i consiglieri comunali e provinciali (art. 5, comma 6); riduzione dei costi amministrativi a carico di collegi e comitati della pubblica Amministrazione e di enti che "comunque ricevano contributi a carico delle finanze pubbliche"; taglio delle spese per convegni ed eventi simili; azzeramento delle missioni all'estero, a partire dal 2011, effettuate dalle pubbliche Amministrazioni inserite nel conto economico consolidato della pubblica Amministrazione (art. 6, commi 1°, 2, 8 e 12). Viene poi in rilievo la soppressione di numerosissimi tra enti ed istituti pubblici che sono stati incorporati in altri organismi "maggiori" quali il Ministero dell'Economia e l'Inail, a seconda del settore di operatività dell'organo soppresso (art. 7): sono stati cancellati, solo per citarne alcuni, l'IPSEMA, l'ISPESL, l'ISAE (Istituto di Studi e di Analisi economica), l'EIM (Ente Italiano Montagna), l'INSEAN (Istituto Nazionale per studi ed esperienze di architettura Navale).
Altre misure degne di menzione sono poi il tetto alle spese annue per manutenzioni ordinaria e straordinaria di immobili utilizzati dalle Amministrazioni centrali e periferiche dello Stato, determinato in misura del 2 % del valore dell'immobile utilizzato (art. 8, comma 1°); la riduzione della spese annua a carico delle medesime Amministrazioni per consumi intermedi (art. 8, comma 5); il blocco delle retribuzioni per i dipendenti pubblici per gli anni 2011, 2012 e 2013 al livello del 2010 e la riduzione delle retribuzioni più elevate dei medesimi dipendenti pubblici (art. 9, commi 1 e 2).
Sono poi previste risparmi a carico del Servizio Sanitario Nazionale (art. 9, comma 17) e l'incremento del livello della invalidità necessaria per ottenere il sussidio, che dal previgente 74 % è stato portato all'85 % (art. 10, comma 1), con conseguenti sanzioni per i medici che attestano false patologie ed espressa previsione dell'obbligo di risarcimento del danno causato all'Erario (art. 10 comma 2).
Rientrano tra le disposizioni dirette ad "alleggerire il peso dello Stato", gli interventi in materia previdenziale (art. 12) e le riduzioni di spese richieste dall'art. 14 alle Regioni a statuto ordinario e speciale, alle province autonome di Trento e Bolzano, alle province e ai comuni.
Veniamo quindi al Titolo II che, come detto, presenta sin da subito provvedimenti di sicuro impatto nella vita quotidiana dei cittadini.
Cominciamo questa analisi dalla disposizioni contenute nei commi 14-15 dell'art. 19, in materia di requisiti di natura catastale degli atti notarili in vigore dal 1° luglio 2010: stabilisce il comma 14, con intervento addittivo all'art. 29 della legge 27 febbraio 1985, n. 52, che «Gli atti pubblici e le scritture private autenticate tra vivi aventi ad oggetto il trasferimento, la costituzione o lo scioglimento di comunione di diritti reali su fabbricati già esistenti devono contenere, per le unità immobiliari urbane, a pena di nullità, oltre alla identificazione catastale, il riferimento alle planimetrie depositate in catasto e la dichiarazione, resa in atti dagli intestatari, della conformità allo stato di fatto dei dati catastali».
Dal prossimo primo luglio sono quindi previsti tre nuovi requisiti dell'atto notarile, i quali devono essere necessariamente riportati nello stesso pena la sua nullità, vale a dire l'inidoneità alla produzione di validi effetti giuridici nell'ordinamento. Se i primi due requisiti non sembrano presentare particolari problemi perchè sostanzialmente già in uso nella prassi notarile, una rilevante novità è costituita dalla dichiarazione degli intestatari catastali, formalità questa invece non molto praticata.
L'ultimo periodo del predetto comma 14 demanda invece al notaio l'individuazione degli intestatari catastali e la verifica della loro conformità con le risultanze dei registri immobiliari.
Il successivo comma 15 impone poi, sempre a partire dal 1° luglio 2010, l'indicazione dei dati catastali degli immobili nella richiesta di registrazionedi contratti, scritti o verbali, di locazione o affitto di beni immobili esistenti sul territorio dello Stato e relative cessioni, risoluzioni e proroghe anche tacite. L'art. 20 del decreto contiene una delle misure più discusse dell'intero provvedimento, vale a dire la limitazione all'uso del contante, abbassata all'importo di € 5.000,00
mentre la previgente limitazione era fissata alla quota di € 12.500,00. Ciò significa che, a partire dal 31 maggio 2010, la soglia per il trasferimento di denaro contante, per gli assegni bancari e postali, per gli assegni circolari, i vaglia postali e cambiari e per i libretti di deposito bancari o postali al portatore, è portata ad € 5.000,00. Il termine per ridurre ad € 5.000,00 il saldo dei suddetti libretti è però posticipato al 30 giugno 2011.
L'art. 21 prevede poi la comunicazione telematica delle operazioni rilevanti ai fini dell'imposta sul valore aggiunto, di importo non inferiore ad € 3.000,00. Si tratta però di una disposizione che non dovrebbe essere immediatamente applicabile, visto che si attende un provvedimento dell'Agenzia delle Entrate per l'individuazione di modalità e termini per l'effettuazione della predetta comunicazione.
L'art. 22 dispone l'aggiornamento dell'accertamento sintetico del reddito complessivo del contribuente sulla base delle spese di qualsiasi genere sostenute nel corso del periodo d'imposta; resta salva la prova per il contribuente che il relativo finanziamento sia avvenuto con redditi diversi da quelli posseduti nello stesso periodo d'imposta.
Gli artt. 23 e 24 raccomandano poi ad Agenzia delle Entrate, Guardia di Finanza e INPS una "particolare attenzione" alle imprese che cessano l'attività entro un anno dalla data di inizio e alle imprese che presentano dichiarazioni in perdita fiscale, non determinata da compensi erogati ad amministratori e soci, per più di un periodo d'imposta.
Molto importante è poi il seguente art. 25, soprattutto in considerazione delle ripercussioni che avrà sui bonus fiscali cosiddetti del 36 % e del 55 %, in materia, rispettivamente, di ristrutturazioni edilizie e di risparmio energetico.
Stabilisce il menzionato art. 25 che «A decorrere dal 1° luglio 2010 le banche e le Poste Italiane SPA operano una ritenuta del 10 per cento a titolo di acconto dell'imposta sul reddito dovuta dai beneficiari, con obbligo di rivalsa, all'atto dell'accredito dei pagamenti relativi ai bonifici disposti dai contribuenti per beneficiare di oneri deducibili o per i quali spetta la detrazione d'imposta».
Dal primo luglio p.v., quindi, le imprese che hanno effettuato lavori di ristrutturazione per i quali il committente abbia beneficiato del bonus fiscale del 36 % o del 55 % subiranno una ritenuta d'acconto dell'imposta sul reddito pari al 10 %. L'intento perseguito dal legislatore con tale disposizione sembra essere principalmente improntato più ad una esigenza di liquidità che di tracciabilità del denaro, come qualcuno ha detto, posto che quest'ultima sembra nel complesso già assicurata dal pagamento di tali lavori mediante bonifico.
Veniamo infine al Titolo III del Decreto n. 78/2010, il quale contiene una serie di misure dirette all'incremento dello sviluppo economico e al potenziamento del patrimonio infrastrutturale del Paese.
L'art. 40 autorizza le Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, con propria legge, a modificare le aliquote IRAP, fino ad azzerarle, e disporre esenzioni, detrazioni e deduzioni nei riguardi di nuove iniziative produttive. Per l'individuazione del periodo d'imposta a decorrere dal quale troveranno applicazione le disposizioni di queste leggi regionali si dovrà però attendere un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.
Molto interessante, e, si direbbe, assai innovativo, è inoltre il disposto del successivo art. 41, il quale consente alle imprese residenti in uno stato membro della Unione Europea diverso dall'Italia, ed interessate a svolgere nuove attività economiche nel nostro Paese, di applicare a tali attività, nonchè ai propri dipendenti e collaboratori, in alternativa alla normativa tributaria italiana, la normativa tributaria vigente in uno degli Stati membri dell'Unione Europea.
Sicuramente meritevole di breve menzione è poi anche l'art. 43, recante "zone a burocrazia zero". Seconda tale disposizione, infatti, nella zone identificate con l'espressione, forse un pò troppo generica, di "Meridione", le nuove iniziative produttive avviate successivamente al 31 maggio 2010 godranno di due essenziali "vantaggi burocratici": in primo luogo, i provvedimenti conclusivi dei procedimenti amministrativi riguardanti tali nuove iniziative, di qualsiasi natura e oggetto, avviati su istanza di parte e fatta eccezione per quelli di natura tributaria, sono adottati in via esclusiva da un solo organo denominato Commissario di Governo (art. 43, comma 2, lett. a); a tale procedura, già molto "facilitata", il successivo periodo della lettera a) aggiunge una previsione ad hoc di "silenzioassenso": è infatti stabilito che "i provvedimenti conclusivi di tali procedimenti si intendono senz'altro positivamente adottati entro 30 giorni dall'avvio del procedimento se un provvedimento espresso non è adottato entro tale termine".
In secondo luogo, è il medesimo articolo 43, comma 2, a prevedere, alla successiva lettera b), che nelle zone del Meridione a burocrazia zero coincidenti con le cosiddette zone franche urbane, di cui alla delibera CIPE 8 maggio 2009 n. 14, nonchè in quella specificamente individuata per l'Aquila con delibera CIPE del 13 maggio 2010, le risorse previste per tali zone franche urbane sono utilizzate dal sindaco territorialmente competente per la concessione di contributi diretti alle nuove iniziative produttive avviate nelle zone a burocrazia zero.
Un breve accenno, infine, agli articoli 44 e 46 del decreto in esame: il primo prevede degli incentivi fiscali per il rientro in Italia dei cosiddetti "cervelli all'estero": ben il 90 % degli emolumenti percepiti da ricercatori residenti non occasionalmente all'estero e rientrati in Italia sarà escluso dalla formazione del reddito di lavoro dipendente o autonomo ai fini delle imposte sui redditi; l'articolo, 46, infine, dispone la revoca dei mutui accesi presso Cassa depositi e prestiti prima del 31 dicembre 2006, interamente non erogati ai soggetti beneficiari al 31 maggio 2010 e a fronte dei quali alla stessa data non siano stati aggiudicati i contratti di appalto dei lavori relativi agli interventi finanziati sono revocati e devoluti ad "altro scopo e/o beneficiario".

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