Maggio 2010: è legge il cosiddetto decreto incentivi
Si tratta della conversione in legge del Decreto-Legge n. 40 del 2010: contrasto all'evasione, incentivi e attività edilizia libera

Nella serata di martedì 19 maggio 2010 il Senato ha definitivamente convertito in legge il cosiddetto decreto incentivi, vale a dire il Decreto - Legge n. 40 del 2010 recante «Disposizioni urgenti tributarie e finanziarie in materia di contrasto alle frodi fiscali internazionali e nazionali operate, tra l'altro, nella forma dei cosiddetti "caroselli" e "cartiere", di potenziamento e razionalizzazione della riscossione tributaria anche in adeguamento alla normativa comunitaria, di destinazione dei gettiti recuperati al finanziamento di un Fondo incentivi e sostegno della domanda in particolari settori» con le modifiche apportate durante l'iter di conversione del decreto in legge, in ossequio all'art. 77 della Costituzione.
Si tratta di un complesso articolato normativo composto di 6 articoli e di numerosi commi che, come usualmente succede in questi casi, è stato ulteriormente "arricchito" di parecchie disposizioni durante i lavori parlamentari di conversione. Il testo in esame agisce sostanzialmente in due direzioni diverse, vale a dire la lotta all'evasione fiscale (essenzialmente articoli 1 e 2) e incentivi economici per il sostegno alla domanda in particolari settori economici (articolo 4).
Approfondiamo, per quanto possibile, i passaggi normativi più importanti.
Articolo 1: Disposizioni in materia di contrasto alle frodi fiscali e finanziarie internazionali e nazionali operate, tra l'altro, nella forma dei cosiddetti "caroselli" e "cartiere".
La legge in esame si apre con l'introduzione di un particolare obbligo di comunicazione, appositamente studiato per contrastare il fenomeno delle frodi IVA attuate per l'appunto tramite i metodi cosiddetti "caroselli" e "cartiere". Stabilisce quindi il primo comma del primo articolo che i soggetti passivi IVA devono comunicare telematicamente all'Agenzia delle Entrate, secondo modalità e termini definiti dal Ministero dell'Economia attraverso il Decreto 30 marzo 2010 (in Gazzetta Ufficiale n. 88 del 16 aprile 2010), tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate e ricevute, registrate o soggette a registrazione, nei confronti di operatori economici aventi sede, residenza o domicilio in paesi cosiddetti black list di cui al decreto del ministro delle Finanze in data 4 maggio 1999, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 107 del 10 maggio 1999 e al decreto del ministro dell'Economia e delle Finanze 21 novembre 2001, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 273 del 23 novembre 2001.
Il successivo comma 2 riconosce la facoltà in capo al Ministro dell'Economia di escludere con proprio decreto l'obbligo di comunicazione per alcuni paesi black list ovvero estenderlo ad alcuni paesi non black list.
Il comma 3 disciplina le sanzioni per il mancato invio di questa comunicazione IVA, ovvero per la loro effettuazione con dati incompleti o non veritieri, stabilendo l'applicazione della sanzione di cui all'art. 11, comma 1, del D. Lgs. 18 dicembre 1997 n. 471, elevata al doppio, recante "Riforma delle sanzioni tributarie non penali in materia di imposte dirette, di imposta sul valore aggiunto e di riscossione dei tributi, a norma dell'art. 3, comma 133, lettera g) della legge 23 dicembre 1996 n. 662".
Interessante anche il comma 4, in base al quale già dal 1° maggio 2010 la comunicazione relativa alle deliberazioni di modifica degli atti costitutivi per il trasferimento all'estero della sede sociale delle società nonchè tutte le operazioni relative alle altre operazioni straordinarie, quali conferimenti d'azienda, fusioni e scissioni societarie, sono obbligatorie, dai soggetti tenuti, mediante la comunicazione unica di cui all'art. 9 del decreto legge n. 7/2007 convertito con legge n. 40/2007, nei confronti delle Camere di Commercio, della Agenzia delle Entrate, dell'INPS e dell'INAIL.
Merita poi di essere menzionato anche il comma 1° dell'art. 2 ("Disposizioni in materia di potenziamento dell'amministrazione finanziaria ed effettività del recupero di imposte italiane all'estero e di adeguamento comunitario") disposizione, quest'ultima, che modifica il terzo comma dell'art. 60 del D.P.R. n. 600/1973 in materia di accertamento delle imposte sui redditi. Per effetto di tale innovazione, è oggi possibile effettuare le notifiche nei confronti dei contribuenti non residenti all'estero con raccomandata a/r all'indirizzo della residenza estera rilevato dai registri dell'anagrafe degli Italiani residenti all'estero (AIRE) o a quello della sede legale estera risultante dal registro delle imprese.
I successivi commi 1-bis e 1-ter contengono norme di razionalizzazione del personale dell'amministrazione economico-finanziaria e di potenziamento dell'amministrazione autonoma dei monopoli di Stato.
Particolarmente interessante è poi il divieto per i concessionari pubblici contenuto nel comma 2 dell'art. 2, il quale risulta di portata particolarmente ampia perchè l'oggetto di detto divieto non viene individuato con riferimento a specifici tipologie di atti ma semplicemente in quanto avente un oggetto "atipico" perchè non individuato e regolato in precedenza.
Più in particolare, infatti, la disposizione in commento, al fine di garantire il pieno rispetto dei principi comunitari in materia di concessioni pubbliche statali generatrici di entrate erariali, considera "lesivi di tali principi, e conseguentemente vietati, ogni pratica ovvero rapporto negoziale di natura commerciale con soggetti terzi non precedentemente previsti in forma espressa e regolati negli atti di gara; ogni diverso provvedimento di assenso amministrativo di tali pratiche e rapporti, anche se già adottato, è nullo e le somme percepite dai concessionari sono versate all'amministrazione statale concedente".
Seguono poi diverse norme di contrasto al gioco illegale.
Il comma 2 - undecies riserva poi 30 milioni di euro al sostegno all'editoria mentre il seguente comma 4 - quinquies istituisce un fondo di 5 milioni di euro destinato a misure di sostegno e di incentivazione per le imprese del settore tessile e dell'abbigliamento che volontariamente applicano il sistema di etichettatura "trasparente" dei prodotti di cui alla recente legge 8 aprile 2010 n. 55.
Articolo 3 Deflazione del contenzioso e razionalizzazione della riscossione
Meritevoli di essere ricordate anche le norme in materie di deflazione del contenzioso contenute nei primi comma dell'art. 3. Più in particolare, infatti, la disposizione di cui alla lett. a), primo comma del citato art. 3, stabilisce, mediante una modifica dell'art. 38, comma 2, del D. Lgs. 31 dicembre 1992 n. 546 ("Disposizioni sul processo tributario"), che le notifiche delle sentenze tributarie possono essere fatte anche mediante semplice raccomandata A/R anzichè ricorrendo all'ufficiale giudiziario.
Il seguente comma 2-bis stabilisce poi misure di risoluzione accellerata per le controversie tributarie pendenti da oltre 10 anni e che abbiano visto il Fisco soccombere nei due precedenti gradi di giudizio, differenziando poi le concrete modalità a seconda dell'organo chiamato a decidere la singola controversia: qualora si tratti di controversie pendenti avanti la Commissione tributaria centrale, queste sono automaticamente definite, con esclusione di quelle aventi ad oggetto istanze di rimborso, con decreto adottato dal presidente del collegio o da altro componente delegato; qualora invece si tratti di controversie pendenti avanti la Corte di Cassazione, la successiva lettera b) ne ammette l'estinzione dietro pagamento di un importo pari al 5% del valore della controversia: il contribuente può oresentare la relativa domanda nel termine di 90 giorni dalla entrata in vigore della legge di conversione, unitamente alla ricevuta di pagamento.
Il seguente comma 2-ter contiene una delle misure e attese di questo provvedimento: vale a dire il blocco della possibilità per l'agente della riscossione di iscrivere ipoteca per importi inferiori ad € 8.000,00.
La disposizione in commento, propiziata da diversi interventi della giurisprudenza di legittimità, stabilisce infatti che, a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto incentivi, approssimativamente intorno al 9 - 10 giugno 2010, l'agente della riscossione non potrà più iscrivere ipoteca sull'immobile del debitore e dei coobbligati se l'importo complessivo del credito per cui procede è complessivamente inferiore alla somma di € 8.000,00.
Articolo 4 Fondo per interventi a sostegno della domanda in particolari settori
L'art. 4 costituisce poi la "seconda gamba" del decreto incentivi, racchiudendo al suo interno misure dirette alla stimolazione della domanda di beni e servizi in particolari settori produttivi.
Il primo comma dell'art. 4 istituisce presso il ministero dello Sviluppo economico un fondo per il sostegno della domanda finalizzata a obiettivi di efficienza energetica, anche con riferimento al parco immobiliare esistente, di ecocompatibilità e di miglioramento della sicurezza sul lavoro, con una dotazione pari a 300 milioni di euro per l'anno 2010. I contributi possono essere destinati agli acquisti di gru a torre per l'edilizia e di biciclette a pedalata assistita.
il comma 1 - quinquies istituisce poi un secondo fondo con una dotazione pari a un milione di euro per ciascuno degli anni 2010 e 2011, "finalizzato all'efficientamento del parco dei generatori di energia elettrica prodotta nei rifugi di montagna rientranti nelle categorie C, D ed E di cui al titolo IV della regola tecnica allegata al decreto del ministro dell'Interno 9 aprile 1994, pubblicato nella «Gazzetta Ufficiale» n. 116 del 20 maggio 1994, e generata da pannelli solari, aereogeneratori, piccoli gruppi elettrogeni, piccole centraline idroelettriche, impianti fotovoltaici, gruppi elettrogeni funzionanti a gas metano biologico, con potenza elettrica non superiore a 30 kW".
Seguono ulteriori interventi per la detassazione del reddito di impresa degli investimenti in attività di ricerca industriale per realizzare campionari fatti nella Unione Europea con destinazione aziende che svolgono attività in particolari settori produttivi.
Articolo 5: Attività edilizia libera
Oggetto di numerose discussioni e prese di posizione è poi anche il seguente art. 5, il quale, mediante l'integrale sostituzione dell'articolo 6 del Testo Unico dell'Edilizia (D.P.R. 6 giugno 2001 n. 380), ha realizzato una vera e propria "liberalizzazione" di numerosi interventi edilizi, i quali potranno essere eseguiti senza alcun titolo abilitativo. E così il primo comma del "nuovo" art. 6 del T.U. Edilizia elenca una serie di interventi che possono essere eseguiti senza alcun titolo abilitativo: tra questi rientrano anzitutto gli interventi di manutenzione ordinaria; ci sono poi gli interventi volti alla eliminazione di barriere architettoniche che non comportino la realizzazione di rampe di ascensori esterni, ovvero di manufatti che alterino la sagoma dell'edificio; opere temporanee per attività di ricerca nel sottosuolo che abbiano carattere geognostico, esclusa la ricerca di idrocarburi, e che siano eseguite in aree esterne al centro edificato; movimenti di terra strettamente pertinenti all'attività agricola.
Segue poi il secondo comma del nuovo articolo, il quale elenca interventi che, pur potendo comunque essere eseguiti senza alcun titolo abilitativo, presuppongono l'effettuazione, anche per via telematica, della comunicazione dell'inizio dei lavori da parte dell'interessato all'amministrazione comunale; tra questi ultimi rientrano: gli interventi di manutenzione straordinaria di cui all'art. 3, comma 1, lett. b) del D.P.R. 380/2001; le opere dirette a soddisfare necessità contingenti e da rimuovere entro i 90 giorni dalla costruzione; le opere di pavimentazione e di finitura di spazi esterni, anche per aree di sosta; pannelli solari, fotovoltaici e termici, senza serbatoio di accumulo esterno; le aree ludiche senza fini di lucro e gli elementi di arredo delle aree pertinenziali degli edifici. L'interessato alla esecuzione di questi ultimi interventi deve allegare alla comunicazione di inizio lavori anche le autorizzazioni eventualmente necessarie ai sensi della normativa di settore e, limitatamente agli interventi di manutenzione straordinaria, i dati identificativi della impresa alla quale intende affidare i lavori e una relazione tecnica provvista di data certa e corredata degli opportuni elaborati progettuali, a firma di un tecnico abilitato, il quale dichiari preliminarmente di non avere rapporti di dipendenza con l'impresa nè con il committente e che asseveri, sotto la propria responsabilità, la conformità dei lavori agli strumenti urbanistici e alle normative vigenti.
E' infine prevista una sanzione pecuniaria per la mancata comunicazione dell'inizio dei lavori ovvero per la mancata trasmissione della relazione tecnica pari ad € 258,00.

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