Giugno 2011: approvato il provvedimento per la semplificazione dei riti civili
Si punta a tre modelli processuali di base

Il Consiglio dei Ministri svoltosi il 9 giugno 2011 ha approvato lo schema di decreto legislativo contenente la riforma di razionalizzazione e semplificazione del processo civile: scopo di questo provvedimento consiste nel ridurre i numerosi riti processuali tutt'oggi vigenti, c'è chi parla addirittura di 33 modelli diversi, accorpandoli quasi tutti in soli tre schemi processuali consolidati.
Il provvedimento in discorso, proposto dal Ministro della Giustizia Angelino Alfano, realizza l'attuazione della delega legislativa conferita al Governo per la riduzione e semplificazione dei procedimenti civili, contenuta nella legge 18 giugno 2009 n. 69, a sua volta rubricata "Disposizione per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonchè in materia di processo civile".
Il testo della nuova riforma, predisposto dall'Esecutivo, assume così la forma di "schema di decreto legislativo" ed è già stato trasmesso, come previsto dalla legge in questi casi, all'esame del Parlamento per i pareri delle Commissioni parlamentari competenti prima del via libera definitivo.
Più in particolare, il provvedimento in discorso attua una riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione rientranti nella giurisdizione ordinaria, sovente previsti in leggi speciali, riconducendoli a tre modelli processuali già presenti nel codice di procedura civile:
1) il rito ordinario di cognizione (artt. 163 e ss. cod. proc. civ.);
2) il rito del lavoro (artt 409 e ss. cod. proc. civ.);
3) il nuovo rito sommario di cognizione (previsto dagli artt. 702 - bis e ss. cod. proc. civ., introdotto proprio dalla legge 18 giugno 2009 n. 69).
Sono stati ricondotti a quest'ultimo rito i procedimenti speciali caratterizzati da trattazione o istruzione della causa svolte in maniera semplificata, come le controversie sull'allontanamento dei cittadini di altri Stati della Unione Europea e dei loro familiari o sull'espulsione di cittadini extracomunitari.
I procedimenti caratterizzati dalla concentrazione delle attività processuali ovvero dai poteri istruttori del Giudice sono stati invece ricondotti al rito del lavoro: tra questi meritano di essere citate alcune delle procedure che più facilmente si incontrano nella vita quotidiana, come le opposizioni a ordinanze - ingiunzioni e le opposizioni ai verbali di accertamento di violazioni al Codice della Strada, ad oggi governate dalla legge n. 689/1981.
Le altre materie non specificamente rientranti nei due tipi appena visti sono state, infine, fatte confluire nel modello costituito dal rito ordinario di cognizione, caratterizzato da una trattazione e, sovente, istruzione della causa più approfondite. Rientrano in quest'ultima area, di individuazione evidentemente residuale, le opposizioni alle procedure coattive di riscossione delle entrate dello Stato e degli enti pubblici e le opposizioni alle stime sulle espropriazioni di pubblica utilità.
La riforma in discorso vuole quindi arrestare la tendenza alla proliferazione dei modelli processuali che si è manifestata in modo piuttosto marcato negli ultimi anni, contribuendo in misura rilevante a ostacolare l'ordinato svolgimento dei processi e a creare interpretazioni divergenti tra gli stessi operatori professionali del diritto, fonte di grande confusione nella applicazione della legge.
Come già anticipato, in questa fase si attendono i pareri sullo schema di decreto legislativo da parte delle competenti Commissioni parlamentari, dopodiché il testo ritornerà al Governo per gli ultimi ritocchi e la definitiva promulgazione.

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